Angela e Marco, genitori della piccola Alice, stanno consultando il calendario vaccinale in vista del richiamo che la loro bambina deve effettuare. Tra i vaccini elencati trovano quello contro la difterite. «Ma esiste ancora?», si chiede perplessa la mamma della piccola. «Se è una malattia ormai debellata, perché dobbiamo vaccinarla?». La risposta sta nella necessità di mantenere alta la protezione nella popolazione per evitare il ritorno di questa pericolosa infezione.
Sebbene sia oggi rara nei Paesi con un’alta copertura vaccinale, la difterite, malattia infettiva acuta causata da un batterio, rimane infatti una patologia grave che può provocare complicazioni potenzialmente letali. Si diffonde principalmente attraverso le goccioline respiratorie emesse con tosse e starnuti da persone infette, ma può anche trasmettersi tramite contatto diretto con lesioni cutanee o superfici contaminate. In passato, proprio la difterite era una delle principali cause di morte infantile, ed è solo grazie all’introduzione della vaccinazione di massa che i casi si sono drasticamente ridotti nei Paesi ad alto reddito.
La difterite colpisce principalmente le vie respiratorie superiori e si manifesta con sintomi quali mal di gola, febbre moderata, debolezza e difficoltà respiratoria. Uno dei segni più caratteristici è la formazione di una pseudomembrana grigiastra sulle tonsille, sulla faringe e sulla laringe, causata dall’azione della tossina difterica. Questa membrana può diventare così spessa da ostruire le vie aeree, causando grave difficoltà respiratoria e, nei casi più critici, asfissia.
La tossina difterica può entrare nel flusso sanguigno e colpire diversi organi, causando complicanze potenzialmente letali. Tra le più gravi troviamo:
In assenza di trattamento tempestivo con antitossina difterica e antibiotici, la mortalità della difterite può raggiungere il 10% dei casi, arrivando fino al 20% nei bambini sotto i 5 anni e negli anziani.
La difterite è causata dall’infezione del batterio Corynebacterium diphtheriae, che si trasmette principalmente per via aerea, attraverso il contatto con le secrezioni respiratorie di persone infette. Esistono quattro ceppi principali di Corynebacterium diphtheriae (gravis, mitis, intermedius e belfanti), alcuni dei quali producono tossine più aggressive.
Non tutti i ceppi di Corynebacterium diphtheriae producono la tossina difterica. Il batterio diventa tossigenico solo quando è infettato da un virus in grado di infettare i batteri (batteriofago) che trasporta il gene per la tossina. Questa tossina inibisce la sintesi proteica delle cellule umane, portando alla morte cellulare e al danneggiamento dei tessuti.
I fattori di rischio per l’infezione includono:
Oltre alla forma respiratoria, la difterite può manifestarsi a livello cutaneo, soprattutto nei climi tropicali o in condizioni igieniche precarie. Questa variante si presenta con lesioni ulcerative croniche coperte da una membrana grigiastra e può associarsi a infezioni batteriche secondarie. La difterite cutanea è comune tra le persone che vivono in situazioni di estrema povertà o con igiene precaria, e può fungere da serbatoio di infezione per la diffusione della malattia.
Nei casi più gravi, la tossina prodotta dal batterio può diffondersi nel sangue, causando gli stessi effetti sistemici della forma respiratoria, come danni al cuore e al sistema nervoso.
La vaccinazione rappresenta l’unico strumento efficace contro la difterite. Il vaccino antidifterico è somministrato in combinazione con quello per il tetano e la pertosse (DTPa) o all’interno del vaccino esavalente, che protegge anche contro tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e Haemophilus influenzae tipo B. In Italia, il calendario vaccinale prevede:
Il vaccino antidifterico è estremamente efficace, con una protezione vicina al 100% dopo il ciclo vaccinale completo. Tuttavia, l’immunità tende a diminuire nel tempo, motivo per cui i richiami sono fondamentali per prevenire eventuali recrudescenze della malattia.
Grazie alla vaccinazione, la difterite in Italia è stata quasi del tutto eradicata: gli ultimi casi autoctoni risalgono agli Anni ’90. Tuttavia, recentemente sono stati segnalati alcuni casi di importazione, legati a viaggiatori provenienti da Paesi dove la malattia è ancora presente. La riduzione delle coperture vaccinali rappresenta un rischio concreto, soprattutto in un contesto di globalizzazione e spostamenti frequenti.
Nei primi decenni del Novecento, la difterite era una delle principali cause di morte nei bambini italiani. Con l’introduzione della vaccinazione obbligatoria nel 1939, i casi hanno iniziato a diminuire drasticamente, fino alla loro quasi totale scomparsa dagli Anni ’80. Tuttavia, in assenza di un’immunità diffusa, il rischio di reintroduzione della malattia rimane, specialmente se le coperture vaccinali dovessero calare al di sotto della soglia necessaria per l’immunità di gregge.
Dunque, sebbene i casi siano ormai rari in Italia, il mantenimento di alte coperture vaccinali è essenziale per prevenire il ritorno della malattia. Informare la popolazione sull’importanza dei vaccini e garantire il rispetto del calendario vaccinale sono azioni fondamentali per proteggere le fasce più vulnerabili della società, soprattutto i bambini e gli anziani.
Pediatra, nel 2024 ha conseguito un Dottorato di Ricerca in Immunologia, Medicina Molecolare e Biotecnologie Applicate presso l’Università di Roma Tor Vergata. Attualmente lavora come Clinical Research Fellow presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dove svolge attività clinica presso il Dipartimento di Oncoematologia, Terapia Cellulare, Terapie Geniche e Trapianto Emopoietico e attività di ricerca presso i laboratori dell’Unità di Terapia Cellulare e Genica delle Malattie Ematologiche.